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I regali alla funzionaria di Invitalia per far passare le pratiche di finanziamento dei clan cosentiniSi legge in: 4 minuti

le intercettazioni

Il rapporto tra Mazzei e Ceglie nel mirino della Dda. I vezzeggiativi (“tesoro” e “scimmietta”), gli incontri riservati, l’anello in omaggio e le promesse per il Rolex e il pagamento del mutuo

Pubblicato il: 02/09/2022 – 6:50

I regali alla funzionaria di Invitalia per far passare le pratiche di finanziamento dei clan cosentini

COSENZA Si chiamavano «Tesoro» e «Scimmietta». E tra loro ci sarebbe stato un flusso continuo di informazioni: aiuti per orientarsi nelle regole e far passare pratiche di finanziamento in cambio di regali, sia effettivamente donati che promessi. Andrea Mazzei, consulente finito in carcere che, secondo la Dda, di Catanzaro avrebbe aiutato uno dei “gruppi” malavitosi di Cosenza a lucrare sui fondi della misura “Resto al Sud”, si sarebbe affidato a disposizione un’arma segreta per far passare tutte (o quasi) le sue pratiche a Invitalia. Nell’ambito della vicenda legata alle agevolazioni, infatti, per i magistrati antimafia guidati dal procuratore Nicola Gratteri «si inserisce la figura di Maria Rosaria Ceglie che, nella sua qualità di pubblico ufficiale, ossia funzionario presso Invitalia spa, per compiere atti contrari ai suoi doveri di ufficio in favore del Mazzei».
Ceglie, 49 anni, originaria di Paola, è finita ai domiciliari nell’inchiesta Reset ma avrebbe avuto un ruolo «nel fornire sistematicamente» a Mazzei «informazioni riservate d’ufficio», e poi «nel suggerire modalità e strategie di predisposizione e presentazione delle domande di accesso a progetti di finanziamento in modo da assicurare un positivo scrutinio e accoglimento». Di più: la funzionaria di Invitalia avrebbe messo «a disposizione dello stesso Mazzei un software per simulare lo screening delle domande (consentendogli di conoscere l’esito delle pratiche, con possibilità di individuare tutti i parametri graditi al format Invitalia e funzionali all’accoglimento delle domande)». In cambio avrebbe ricevuto «diverse utilità rappresentate da regali (tra cui un anello)», e avrebbe accettato «la promessa di ulteriori regali e benefici», come «la disponibilità a pagare le rate del mutuo contratto dalla Ceglie per l’acquisto di un immobile in Roma, ovvero ancora la promessa di regalo di un orologio marca Rolex».
Sarebbero le intercettazioni, secondo i pm antimafia e il vaglio del gip, a dimostrare che i due fossero «soliti sentirsi al telefono e programmare incontri di persona». In quegli incontri Mazzei avrebbe chiesto «informazioni riservate alla Ceglie», che le avrebbe fornite. Il consulente le avrebbe inoltre spiegato «quanto e come stava guadagnando con il progetto “Resto al Sud”», mentre la funzionaria gli avrebbe anticipato «il contenuto delle modifiche (poi formalizzate) del progetto “Nuove imprese a tasso zero”». 
«Tesoro» e «scimmietta»: così si chiamano Ceglie e Mazzei nelle conversazioni intercettate. Il loro rapporto, per i magistrati, sarebbe «caratterizzato da chiara inopportunità» e «pacifica illiceità». La donna, infatti, sarebbe stata «consapevole» di riferire a Mazzei «informazioni riservate, così contravvenendo ai doveri di ufficio, e ponendo il Mazzei in una posizione avvantaggiata rispetto ai suoi competitors». In una telefonata, la funzionaria avrebbe chiesto «espressamente che il Mazzei le pagasse il mutuo dell’acquisto di un immobile in Roma. Tale richiesta, alla luce delle modalità e del contesto in cui veniva formulata, veniva posta dagli interlocutori esplicitamente in senso sinallagmatico rispetto alle informazioni che la stessa forniva al Mazzei».
«Vedi se mi puoi pagare il mutuo mio», dice Ceglie. «Oh quanto è bella… fammi fare nuove imprese a tasso zero che ti compro tutto quello che vuoi! Mariarosa ma ora, ora che scendiamo dall’auto paliamo un po’ fuori in mezzo alla strada… all’aria aperta». L’invito sarebbe, per gli inquirenti, segnale della «consapevolezza dell’illiceità delle condotte», visto che «stando in mezzo alla strada, sarebbero stati meno facilmente compresi i dialoghi eventualmente intercettati». La presunta rivelazione di notizie riservate avrebbe consentito «al Mazzei di guadagnare molto denaro, tant’è che lui stesso riferiva che grazie alla Ceglie i suoi progetti andavano “tutti in porto”».
I «risultati positivi», poi, «portavano Mazzei a essere riconoscente verso la Ceglie, tanto da definirla impropriamente “onesta” in quanto, invece di chiedere un milione, mille, duemila euro, si limitava a richieste ragionevoli (pagamento del mutuo ad esempio)». Il gip sottolinea un altro episodio: il consulente, infatti, avrebbe consegnato alla Ceglie «un anello, a titolo di regalo per “sdebitarsi”, gioiello che veniva molto apprezzato dalla Ceglie, la quale si mostrava contenta di apprendere che Mazzei le avrebbe regalato anche un Rolex». (p.petrasso@corrierecal.it)

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